Sulla manifestazione del 5 ottobre a Roma
Il divieto della Questura di Roma alla manifestazione nazionale indetta per il 5 ottobre (Piramide, ore 14:00) in solidarietà con il popolo palestinese, contro il genocidio e i bombardamenti portati avanti dallo stato sionista, razzista e terrorista di Israele, contro la complicità del governo italiano, è un vero e proprio arbitrio politico che lede le libertà conquistate con la Resistenza antifascista.
Nessuna manifestazione svolta nel corso dell’ultimo anno ha rappresentato un “problema di ordine pubblico”. Le violenze sono state solo quelle delle forze dell’”ordine”.
Tutte le manifestazione hanno rappresentato un serio problema politico per il governo reazionario, repressivo e guerrafondaio di Meloni e per i suoi alleati sionisti e atlantisti.
Non la “celebrazione dell’eccidio”, ma la condanna di massa del genocidio e dell’occupazione israeliana è quello che vuole evitare il governo.
Riunirsi e manifestare è un nostro inalienabile diritto. Non è possibile accettare che la libertà di manifestazione venga limitata e soppressa dalle pressioni e dalle ingerenze sioniste e fasciste.
Diciamo NO alla criminalizzazione e alla repressione della solidarietà internazionale, della protesta operaia e popolare!
NO al Ddl 1660, allo stato di polizia e al militarismo!
Non un passo indietro!
Militanza Comunista Toscana
Piattaforma Comunista - per il Partito Comunista del Proletariato d'Italia
30 settembre 2024
PS: Per quanto riguarda la posizione dei comunisti (marxisti-leninisti) sulla questione palestinese alleghiamo un articolo apparso sul giornale “Scintilla”.
Questione nazionale e questione palestinese
Dallo scorso ottobre si è sviluppato anche nel nostro paese un vasto movimento di solidarietà con
il popolo palestinese vittima dell’occupazione, dell’apartheid e del genocidio sionista, nonostante i
tentativi della classe dominante e del governo Meloni di impedirlo e reprimerlo.
Per inquadrare correttamente l’atteggiamento e l’attività dei comunisti all’interno di questo
movimento, occorre basarsi sui principi e su un corretto approccio storico e politico alla questione
palestinese, travisati e negati dalle forze opportuniste e revisioniste. In questo articolo mettiamo a
fuoco alcuni punti chiave, per giungere ai compiti attuali.
Cosa caratterizza l’impostazione marxista-leninista della questione nazionale (QN)?
I seguenti elementi fondamentali:
a) La QN viene anzitutto intesa come parte della questione generale della liberazione delle colonie
e delle semicolonie dall’oppressione dal saccheggio dell’imperialismo e del movimento per la
rivoluzione proletaria (dunque non solo la QN delle nazioni “civili” europee, come irlandesi, cechi,
polacchi, serbi, etc.). La liberazione dell’oppressione nazionale in Europa dev’essere collegata, in
un rapporto di reciproco sostegno, alla liberazione dei popoli oppressi dell’Asia, dell’Africa e
dell’America Latina in una battaglia comune contro l’imperialismo.
b) Occorre concepire il diritto all’autodecisione come riconoscimento non a parole, non come
semplice constatazione di diritti, ma nei fatti, alla separazione completa e al diritto a una esistenza
statale indipendente, alla creazione di stati indipendenti sovrani (dunque non l’autonomia
nazionale culturale, senza il potere politico).
c) I comunisti sostengono il concetto di uguaglianza di fatto delle nazionalità, la collaborazione
fraterna fra le masse lavoratrici delle diverse nazionalità, lo sviluppo della loro cultura; l’esempio
storico è la realizzazione di uno stato socialista multinazionale, realizzabile dopo la presa del
potere e l’instaurazione della dittatura del proletariato, come fu l’Unione Sovietica di Lenin e di
Stalin.
d) Va compreso il nesso organico esistente fra la QN e la questione del potere del capitale; quindi
la QN è inseparabile dalla questione della liberazione dall’imperialismo dei popoli oppressi, delle
colonie e delle semicolonie (altrimenti la soluzione della questione nazionale e la stessa
decolonizzazione nelle mani delle borghesie nazionali corrotte e colluse si trasformano in
neocolonialismo).
Da ciò ne deriva, che non si può risolvere definitivamente la QN senza abbattere il potere del
capitale. Essa non è una cosa a sé, ma una parte della questione generale della radicale
trasformazione del regime esistente, della rivoluzione socialista.
Questo per due motivi fondamentali: 1. perché l’imperialismo non può esistere senza asservire
economicamente e politicamente le nazioni soggette, le colonie e le semicolonie, che sono le sue
retrovie; 2. perché la vittoria del proletariato in uno o più paesi non può essere stabile senza il
rivoluzionamento delle retrovie dell’imperialismo, della sua periferia.
Di conseguenza, la vittoria della rivoluzione proletaria mondiale può essere conseguita e
assicurata solo nel caso in cui il proletariato sia capace di legare in un solo fronte la propria lotta
rivoluzionaria con il movimento di liberazione delle masse lavoratrici delle nazioni oppresse, delle
colonie e delle semicolonie, contro il fronte mondiale dell’imperialismo, per la dittatura del
proletariato.
Da quanto sopra se ne deduce che l’appoggio dei comunisti viene dato ai movimenti nazionali che
tendono a indebolire e abbattere l’imperialismo, non a conservarlo e consolidarlo. I diritti nazionali
vengono concepiti dai comunisti non in senso astratto, ma dal punto di vista della rottura con
l’imperialismo e della lotta di classe rivoluzionaria del proletariato per il socialismo.
Quale è il carattere della rivoluzione palestinese in questa fase storica?
La resistenza del popolo palestinese al sionismo è la resistenza di ampissimi strati della
popolazione al sistema di occupazione, oppressione nazionale, sfruttamento, misure costrittive e di
rapina realizzato dal sionismo israeliano, con l’appoggio e la complicità delle potenze imperialiste e
dei regimi loro alleati nella regione. Essa è un focolaio inestinguibile del movimento di massa
rivoluzionario e si esprime attraverso proprie rivendicazioni politiche, economiche, sociali, culturali,
etc.
La questione palestinese è centrale in tutta la regione mediorientale, in cui configgono gli stati
imperialisti e i grandi monopoli che mirano al controllo del petrolio, del gas e delle rotte strategiche,
attizzando per i loro interessi conflitti religiosi e settari.
Il carattere del movimento nazionale palestinese in questa fase storica è democratico-borghese,
secondo l’accezione leninista. Le principali forze motrici sono il proletariato, i contadini, gli studenti
e l’intellighentsia piccolo borghese.
Il movimento di liberazione palestinese per adempiere ai suoi compiti nazionali e sociali può
svilupparsi solo come lotta contro l’imperialismo, il sionismo e la borghesia nazionale reazionaria,
per potersi quindi trasformare in rivoluzione socialista con l’appoggio del proletariato
internazionale, in primo luogo quello arabo.
Solo le masse del popolo palestinese, guidate dalle proprie avanguardie, hanno il diritto di
decidere il loro destino, in aderenza al programma della propria lotta di liberazione nazionale e
sociale.
I comunisti non si sostituiscono alle masse palestinesi in lotta e alle loro organizzazioni, ma
devono saper leggere la situazione concreta e in relazione ad essa comprendere come sviluppare
informazione, denuncia, solidarietà e lotta.
I comunisti considerano il movimento nazionale palestinese dal punto di vista del proletariato
rivoluzionario che ha tutto l’interesse ad appoggiare in modo deciso questo movimento che ha
capacità rivoluzionarie, che tende a scalzare l’imperialismo e i suoi alleati regionali.
Di conseguenza, riconoscono il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese e sostengono
la prospettiva storica dell’instaurazione di uno Stato palestinese indipendente, laico, democratico,
binazionale, basato sulla piena uguaglianza di diritti della popolazione araba e di quella ebrea,
sull’intero territorio della Palestina.
L’instaurazione di una statualità indipendente palestinese a seguito del ritiro integrale di Israele dai
territori occupati nella guerra di aggressione del 1967, con Gerusalemme come capitale e il diritto
al ritorno dei profughi, sostenuta dalla resistenza palestinese, va dunque vista come uno stadio
della lotta di liberazione.
Anche la lotta per il pieno raggiungimento dei pieni diritti del popolo palestinese, la liberazione dei
prigionieri, il rifiuto della colonizzazione delle città e dei villaggi palestinesi, si inscrive in questa
visione.
Fra i compiti che oggi si presentano evidenziamo i seguenti:
a) Solidarizzare e sostenere in modo attivo la resistenza e la lotta del popolo palestinese per i suoi
diritti nazionali, dando impulso ad azioni di massa del proletariato e delle masse popolari del nostro
paese, denunciando e smascherando concretamente il sionismo israeliano e la sua politica
razzista, colonialista e genocida, esigendo la cessazione immediata del massacro del popolo
palestinese, la cessazione permanente di tutti gli atti di aggressione, il ritiro completo dalla striscia
di Gaza e la fine del suo assedio per portare rifornimenti e soccorso alla popolazione stremata, la
ricostruzione e il rientro della popolazione nelle sue case, la liberazione dei prigionieri palestinesi.
b) Lottare contro la politica guerrafondaia e neocolonialista dell’imperialismo, in primo luogo quello
italiano, denunciando le aggressioni militari, le ingerenze e le complicità con la sanguinosa
occupazione e repressione sionista, esigendola cessazione di ogni accordo di collaborazione e
associazione fra Italia e Israele, università italiane e israeliane, UE-Israele, della vendita di armi a
Israele e ai regimi reazionari arabi, sostenendo la campagna Boicottaggio Disinvestimenti e
Sanzioni, l’isolamento internazionale e la condanna dei sionisti e dei loro crimini, il riconoscimento
dello stato indipendente di Palestina.
c) Rigettare l’equiparazione di antisionismo e antisemitismo, combattendo fermamente il fascismo
e il sionismo, che è oggi una delle più importanti fonti di antisemitismo e di razzismo organizzato
nel mondo.
d) Respingere ogni tentativo di trattare da pari gli oppressori e gli oppressi, uno Stato che
impedisce i legittimi diritti dei palestinesi e un popolo impegnato a realizzare il diritto
all’autodeterminazione sulla propria terra; respingere ogni pretesa di condanna della legittima
resistenza palestinese. Fare diversamente equivale a schierarsi con gli oppressori.
e) Denunciare e smascherare la politica imperialista, filosionista e neocolonialista della
socialdemocrazia, dei riformisti e di settori della sinistra piccolo borghese, che coprono
politicamente l’occupazione sionista, come parte organica della lotta contro l’imperialismo.
f) Stabilire rapporti di solidarietà, amicizia e collegamenti fra il movimento comunista e operaio e le
forze più rivoluzionarie del movimento di liberazione nazionale palestinese che combattono il
sionismo e l’imperialismo.
Da “Scintilla” n. 146, giugno 2024